di Consuelo Viviana Ferragina*

La movida è un fenomeno di aggregazione che esiste in ogni città o piccolo centro, sta a conferma del bisogno di aggregazione che è tipo dell’essere umano ma in generale della specie vivente, infatti se pensiamo ai branchi che si spostano tutti compatti tra loro, non visualizziamo una cosa molto diversa da quello che si riversa nelle strade o nelle piazze delle città italiane in ogni fine settimana.

Ma cosa tende a soddisfare questo bisogno?

Le necessità sono tante e variano a seconda del desiderio personale che può tanto essere quello di evasione o quello di sfoggiare il brand del momento, occasione unica ed elettiva per mettersi in mostra ed avere così qualche minuto di gloria.

Ultimamente però questi “stuscii” serali stanno diventando molesti e pericolosi, si registrano nei fatti di cronaca spesso molti accoltellamenti e risse per futili motivi, ed in un periodo storico che prevederebbe anche un ridotto numero di persone per “schieramento”, va da sé che questo fa riflettere non poco.

Passi sicuramente il bisogno di contatto e di esibizione, ma perchè la violenza?

Ancora una volta ci viene in aiuto il mondo animale con caratteristiche ovviamente diverse.

Anche i branchi si muovono uniti e compatti ma questa compattezza spesso serve per schivare attacchi di predatori più pericolosi, ci si muove uniti perchè oltre a perseguire un fine comune, si cerca di difendersi reciprocamente mettendo in salvo sempre i più fragili del gruppo.

Nel caso degli esseri umani lo schema è pressapoco simile, solo che sfugge il senso di attacco e violenza molto spesso, fine a se stesso.

C’è chi risponde ad uno sguardo di troppo come è successo all’ingresso di un noto hotel di Capri e chi invece risponde alla necessità di liberare la propria veemenza interiore spesso scagliandosi contro il primo che capita e qui la cronaca vanta vittime come un milite ignoto.

Certo, per arginare un fenomeno così chiassoso e molesto ci vorrebbero più controlli ma spesso questi vengono dirottati su altro per consentire il normale svolgimento di serate ad alto consumo di alcol ed altro per la gioia di ristoratori e di chi è alle loro spalle.

Si fa finta di niente, neanche le rimostranze per disturbo di quiete pubblica vengono più prese  in considerazione e ci sono interi quartieri dove il riposo notturno nei fine settimana, è solo un lontano ricordo.

Viene sempre prima il proprio interesse e poi il bene comune, un misto di rispetto e vita civile che oggi giorno affascina solo i nostalgici di una visione romantica dell’esistenza.

Intanto i pronto soccorso il sabato e il venerdì si riempiono di accoltellati e di persone tumefatte da scontri fisici che fanno spesso denunce ad ignoti visto che neanche l’identità di chi inizia è ben definita.

Ci si muove in branco ma per attaccarsi gli uni con gli altri, non per proteggere o difendersi, sembra alle volte di assistere ad una guerra civile dove non ci sono regole e gli attacchi non sono regolamentati da un fine logico o condiviso, si esercita la violenza per il piacere di farlo, perchè si è un po’ più brilli del solito per cui ci si autorizza a fare male e a farsene.

Non esistono ovviamente leggi per arginare questi fenomeni o se esistono, non vengono applicate perchè si preferisce che un adolescente vada in ospedale con una ferita da taglio piuttosto che intervenire in modo consono per evitare che questo non accada magari presidiando in modo continuativo le zone a più alto rischio o incrementando il servizio d’ordine…. ma anche questo verrebbe visto come una dittatura per cui vada per gli accoltellamenti e sparatorie da “far west” che sicuramente sono più seducenti delle monotone regole che regolamentano il vivere civile.

*Psicologa-psicoterapeuta