Molti esperti di fenomenologie sociali e metodiche comportamentali degli esseri umani, nei primi mesi della pandemia, hanno giustamente lodato lo spirito di sacrificio di coloro che, a prezzo della propria vita, hanno contribuito a salvare quella altrui. È stato enfatizzato, altresì, il comportamento della stragrande maggioranza dei cittadini, capaci di rispettare meglio di chiunque altro al mondo le restrizioni imposte dalle autorità.

Saranno stati questi riscontri positivi, pertanto, a suscitare ottimistiche considerazioni sulla possibilità che la terribile pandemia, oltre a seminare dolore, paura e morte, avrebbe anche prodotto una sorta di miracolo: indurre tutti a superare le divisioni e lottare insieme, senza riserve, contro il nemico comune.

La speranza aiuta a vivere, certo, e non a caso Leopardi sosteneva che “il più solido piacere di questa vita è il piacere vano delle illusioni”. In realtà, come insegna, Romain Rolland, l’intelligenza si associa meglio al pessimismo e l’ottimismo alla volontà di agire per superare gli ostacoli. Più causticamente, però, George Bernanos (nella foto) sostiene che l’ottimista è un cretino felice e il pessimista un cretino infelice, conferendo in tal modo piena dignità solo al realismo.

Comunque la si veda, di fatto, le ottimistiche speranze dei succitati analisti  s’infrangono quotidianamente sulle invalicabili scogliere che separano la realtà dai sogni. Non potrebbe essere altrimenti, considerato che le espressioni latine prodromiche della nota frase “L’uomo è un lupo per l’uomo” risalgono addirittura al II secolo A.C. e sono state progressivamente riprese da fior di filosofi, fino al suggello sancito in epoca contemporanea da Antonio Gramsci, con una sintesi che lui attribuisce agli ecclesiastici medievali: “L’uomo è un lupo con l’uomo, la donna è ancora più lupo con la donna, il prete è il più lupo di tutti con il prete”. Concetto difficilmente confutabile e facilmente integrabile.

I giri di valzer inscenati dai politici, pronti a tutto pur di volgere la pandemia ai propri biechi interessi, sono così sfacciati da risultare semplicemente stomachevoli. Si può legittimamente essere ostili al Governo per ragioni ideologiche o per qualsiasi altra ragione, ma sparare ad alzo zero da una comoda poltrona, che assicura privilegi senza doversi assumere l’onere di responsabilità decisionali, è da vigliacchi.

Parimenti all’interno del Governo vi è chi gioca sporco solo per guadagnare più spazio e chi fa sentire la propria voce, senza rendersi conto (o fregandosene) dei rischi connessi alle proprie decisioni: ogni riferimento al ministro Azzolina non è casuale. Questi comportamenti deprecabili, tuttavia, sono il segno dei tempi e sostanzialmente riflettono una società che, da illo tempore, non è in grado di selezionare una classe politica adeguata.

Ovviamente chi è causa del proprio male può solo piangere sé stesso. Sgomentano molto di più i giochi cinici delle multinazionali dei farmaci, che con la pandemia hanno ricevuto l’ennesima manna dal cielo. Qui più che giri di valzer si deve parlare di vere e proprie danze macabre.

La confusione è totale e le notizie che circolano quanto mai contraddittorie. È di queste ore la notizia che lo Jenner Institute dell’Università di Oxford, in collaborazione con la Irbm di Pomezia e AstraZeneca, ha sviluppato un vaccino che potrebbe essere pronto già agli inizi di dicembre. Il presidente Conte ha annunciato che l’Italia avrà almeno due o tre milioni di dosi, che, secondo quanto a suo tempo dichiarato dal ministro della Salute Roberto  Speranza, dovrebbero essere destinati agli operatori sanitari, forze dell’ordine e anziani nelle Rsa.

Il virologo Andrea Crisanti, però,  sostiene che un vaccino pienamente efficace non si avrà prima del 2022. Altri scienziati paventano tempi ancora più lunghi, generando vivo disagio nell’opinione pubblica, che non sa a chi credere.

Di fatto sono ben nove gli studi in atto per la produzione di un vaccino e la gara sembra più ancorata a presupposti economici che scientifici. La Pfizer, una delle più importanti multinazionali del farmaco, ha fatto girare la voce che “potrebbe iniziare a distribuire il vaccino” già a fine novembre, ottenendo come risultato immediato un incremento del 2% del proprio titolo, la qual cosa fa nascere una domanda spontanea: coloro che erano a conoscenza dell’annuncio, avranno saputo resistere alle tentazione di speculare in borsa? L’insider trading è un reato, ma in questo caso sarebbe molto difficile da provare. Intanto vi è chi soffre e chi si arricchisce. Come sempre: niente di nuovo sotto il sole.

Lino Lavorgna