Il global Warming sembra essere inarrestabile e una minaccia sempre più incombente per l’uomo e l’ambiente, tanto da raggiungere un nuovo record: a livello planetario, secondo quanto emerge dall’ultimo rapporto del Copernicus Climate Change Service (C3S, servizio informativo climatico dell’UE), il mese di novembre 2020 è stato il più caldo mai esistito e per l’Europa l’autunno più mite.

Gli anni dal 2015 al 2020 sono stati i più caldi mai visti e l’anno in corso sembra essere il peggiore; difatti i rilevamenti degli scienziati sul mese di novembre 2020 mostrano uno stato di 0,8°C centigradi al di sopra del riferimento standard del periodo 1981-2010 e di 0,1°C centigradi rispetto al 2019. Le zone d’interesse maggiormente colpite da questo caldo anomalo coprono gran parte dell’Europa Settentrionale, della Siberia e dell’Oceano Artico ma anche degli Stati Uniti, del sud America, dell’Africa meridionale, dell’Antartide e dell’Australia. Mentre al contrario in Asia centrale sono state registrate temperature più basse rispetto alla media.

Le temperature medie autunnali in Europa sono state di 1,9°C centigradi al di sopra del riferimento standard, battendo il record dell’autunno più mite rilevato nel 2006.

Particolarmente allarmante per la nostra sopravvivenza è il dato della banchisa di ghiaccio che mostra serie difficoltà a formarsi registrando il livello più basso dal 1979, quando sono iniziato le osservazioni satellitari. Gli esperti evidenziano questo trend negativo secondo cui l’Artico si stia riscaldando troppo velocemente senza aver mai registrato negli ultimi anni un accenno di miglioramento. Secondo il direttore del Copernicus, Carlo Buontempo, è necessario e vitale, per la nostra sopravvivenza e quella del pianeta, adottare misure per mitigare il rischio di impattare sul cambiamento climatico e di rispettare il limite fissato nell’Accordo di Parigi del 2015 di 1,5°C.

Giulia Di Giovanni