di Consuelo Viviana Ferragina*

Li abbiamo visti assembrasi per comprare le scarpe della Lidl o in fila nelle zone rosse per acquistare il monopoli edizione Bergamo, a guardare il fenomeno da fuori pare che sfugga qualcosa, infatti la domanda è: cosa hanno di così affascinante delle scarpe di un discount e un gioco famoso che per l’occasione prende la città di Bergamo come soggetto protagonista?

Di primo acchito la risposta sembrerebbe “niente”, eppure siamo di fronte ad un nuovo e “strano” fenomeno di massa dove il popolo pare aver scovato la possibilità di un facile guadagno con merce altamente discutibile.

Comprare prodotti a basso costo per poi rivenderli su siti specializzati dell’ e-commerce, pare sia diventata la moda del momento, fedeli al più netto e pernicioso consumismo, si fiuta l’affare in ogni dove, qualunque cosa che abbia infatti il sapore del limited edition deve essere posseduta come investimento futuro da cui ricavare un profitto insperato.

Si tratta di una nuova lettura del capitalismo dove la merce deve essere consumata in uno riciclo senza limite e non è importante cosa si consumi cioè se la categoria scelta del prodotto sia valida, utile o più o meno indispensabile anzi meno lo è e più diventa pregiata, la si deve possedere non per le sue proprietà ma per la sua mancanza di virtù cui corrisponde il prezzo più alto di rilancio nei siti online su cui le quotazioni sfiorano cifre da capogiro se consideriamo l’esiguità o la bassa fattura di ciò che si rivende.

Ma come si può leggere questa nuova tendenza di mercato?

Semplicemente annoverando nel discorso del capitalismo la categoria del trash che già abita il pensiero intellettuale di certa classe dirigente.

Con prodotti di bassa fattura ma di tiratura limitata, si possono ottenere dei guadagni inimmaginabili, si tratta di un consumismo spinto fino all’eccesso che ne mostra all’interno il suo lato più scabroso: la perdita dell’estetica che porta con sé il rischio di incontrare il proprio lato peggiore perchè l’arte, ovvero il bello, è ciò che ci protegge dall’incontro con quello che avvertiamo come rischioso per noi stessi. Una volta eliminata questa protezione siamo a tu per tu con quello che cerchiamo di espellere ed allontanare da noi, per cui l’oggetto “scarpe” o l’oggetto “monopoli” rappresentano proprio questi scarti che ci ricordano quanto siamo fragili ed esposti al rischio continuo della morte, per cui pur di allontanare da sé questo pensiero, ci si imbarca in file altamente rischiose dato i tempi, per esorcizzare la paura della morte che non può essere negativizzata con nulla, perchè nulla garantisce al soggetto la vita eterna se non un certo credo in una religione specifica.

Il rivendere poi questi oggetti sul mercato con prezzi scandalosi, rappresenta il tentativo disperato di un’umanità che cerca di rilanciare il prestigio della vita in un momento come questo dove la sterilità dei rapporti umani sta raggiungendo picchi elevatissimi.

Quindi più che per su un guadagno notevole occorre soffermarsi sul significato della rivendita del prodotto-scarto low cost come tentativo disperato di rivalorizzazione di un mondo divenuto egli stesso in primis il più grande ricettacolo di materiale da risulta.

*Psicologa e psicoterapeuta