di Consuelo Viviana Ferragina*

Siamo in un moderno medioevo: la dittatura dei social si impone sul pensiero individuale, messaggi doppi vengono scambiati su più canali rendendo indecidibile un qualsiasi comportamento coerente, siamo perennemente sospesi sul bordo di una notizia che non sappiamo vera o falsa, il proliferare di opinionisti sfornati dalla scuola istagram, non favorisce un sano sviluppo dialettico, come non lo favorisce l’ascoltare uomini e politici che proclamano davanti ad una nazione il proprio monologo a-speculare dove il pubblico è sì invitato ma risulta appiattito in una dimensione lontana dalla quale può intervenire solo mediante tastiera non permettendo così alcun contraddittorio.

L’epoca moderna regredisce lentamente sullo sfondo di una iperteconologia il cui uso produttivo/filantropico è evidentemente sfuggito di mano o se si preferisce, usato in favore del profitto di pochi a scapito dell’opera meritevole che avrebbe dovuto coinvolgere l’intera umanità.

I bambini sono piazzati come automi davanti a schermi freddi facendo lezioni il cui contenuto spesso sfugge per disattenzione e asetticità, gli adulti sfogano le proprie frustrazioni, scrivendo su bacheche di contatti virtuali parole spesso cariche di odio, che poco si aprono al confronto e che spesso sono solo un pretesto per mostrare un disprezzo ben più celato.

L’appiattimento verbale si sta traducendo in un appiattimento emotivo che sta facendo venir fuori l’essenza del tempo ma sopratutto la pasta di cui è fatto l’uomo: una pasta fragile, filante, ben poco strutturata e tenuta insieme dalla paura.

Si, l’essere umano ha paura e purtroppo non ha neanche adeguati strumenti per fronteggiarla, è poco abituato ad averla, è poco abituato a pensare soluzioni o metapensare i proprio pensieri in forma nuova e creativa, per questo si trincera dietro a schermi e si nasconde dietro a notizie rassicuranti negando talvolta anche l’evidenza come estremo gesto difensivo per non fare i conti con la propria strutturale insufficienza.

Siamo in un nuovo medioevo perchè manca la voglia di verità, non di quella universale ma di quella particolare che concerne il singolo, la verità del perchè si sta male, del perchè si ha paura, del perchè si soffre, non ci si interroga più rispetto alle dimensioni umane, piuttosto si interrogano gli algoritmi e la statistica per ricevere risposte a quelle domande pungenti che chiedono rassicurazione e speranza.

Siamo in un moderno mediaevo fatto di assenza di socialità, mancanza di effusioni affettive, controlli di temperatura, sanificazioni di mani, sguardi celati, emozioni contratte, e non solo per via della pandemia perchè il covid ha solo slatentizzato ciò che era sotto-strato da tempo.

Un popolo che non ha piacere di fare ricerca se non virtuale, che vive di like e che professa un credo fermo e determinato nel dio internet, è un popolo fatto di persone che già da tempo hanno abbandonato la curiosità e la sete di conoscenza, i libri adesso si sfogliano sui tablet, le luci si accendono con comandi vocali, finanche la lavatrice si può azionare con app a distanza, a breve anche il piacere di compiere gesti quotidiani ci verrà tolto, perchè tutto sarà sostituito e l’uomo si sentirà sgravato dal più piccolo carico alla più grande responsabilità.

L’era moderna è quindi un’inversione di tendenza dove la parola che la designa inganna, perchè di moderno non ha niente, perchè è un sembiante che compre il vuoto di cui è fatta.

Come ci potremo mai far perdonare dalle future generazioni se consegniamo loro un mondo così fatto? Che eredità possiamo mai tramandare?

Magari cinque minuti in meno sui social e cinque minuti in più soli con noi stessi a riflettere e pensare in modo costruttivo sul da farsi, potrebbe essere l’inizio di un cambiamento, potrebbe attivare quel cambio di rotta necessario per non cadere, in futuro, nel baratro dell’insignificanza.

*Psicologa e psicoterapeuta