di Consuelo Viviana Ferragina*

Il punto non è se esiste o meno una forma parlata di corsivo e non è neanche tanto secondo me che chi pubblicizza certe iniziative non sappia chi è Dante Alighieri, il punto è, (se di punteggiatura vogliamo parlare), se chi, terrorizzato per l’attentato alla lingua italiana, si è accorto o meno di essere di fronte all’ennesimo fenomeno di business personale.

Perchè Luisa Esposito pubblicizza una lingua di sua invenzione sui social? Chi la segue?

Sulla seconda domanda è facile rispondere: tutto il mondo di tiktoker fatto di adolescenti o poco più, non avendo modelli e testimoni (nel senso di qualcuno presente volto a testimoniare della loro esistenza), sono facili da sedurre specie se poi il soggetto che fa da motore immobile aristotelico, è sufficientemente attraente, perchè è chiaro che se non sei bello ed in forma esteticamente poi ti succede quello che è accaduto a Vanessa Incontrada o a Valeria Marini ma giusto per prendere due nomi a caso.

Quindi vien da sé che qui l’estetica più che la preparazione fanno un po’ da calamita per quanti si avvicinano a questo nuovo parlato.

La prima domanda prevede una risposta più scontata ma non meno pericolosa ed articolata.

I giovani sanno bene che per avere possibilità lavorative oggi occorre mettersi in vetrina, ma non quelle amsterdiane, la vetrina di cui parlo, è quella che rasenta il ridicolo, che rischia di toccarlo e che spesso attira critiche spietate e feroci, è la vetrina di chi ha presto capito che per andare avanti occorre essere meretrici della domanda, ma quale?

Della domanda capitalistica, insaziabile che non si satura con nessuno oggetto in particolare, la domanda che ha come uniche risposte possibili “soldi e successo” e non importa come ci arrivi, il fine qui giustifica più di un mezzo usato per lo scopo.

Sempre sui social la stessa donzella, qualche tempo fa, ha regalato immagini si sé che nulla facevano pensare ad un suo desiderio istituzionale nella scuola ma anche questo rientra sempre nel managment di se stessi cui accennavo sopra.

Nulla da obiettare se ti fotografi in lingerie o con un abito succinto, il corpo è tuo e ci fai quello che vuoi ma “farci quello che vuoi” oggi giorno sembra essere proibito, perchè se non sei perfetto diventi oggetto di body shaming, e quindi vien da sé che chi ha risorse in tal senso tende a sfruttarle, anche se questo comporta inventarsi una lingua che non esiste.

Ai moralisti che hanno subito pensato che l’italiano parlato fosse in pericolo, mi viene da dire e anche suggerire, di farsi il conto di quanti congiuntivi sbagliano al giorno e di quante parole improprie utilizzano nel parlato quotidiano, per non menzionare poi tutte quelle “anacustiche” cadenze dialettali che fanno da sfondo a verbalizzazioni talvolta anche ufficiali.

Quindi ricapitolando: la lingua italiana non è in pericolo, i giovani che seguono influencer sui social sono spesso ragazzi soli che hanno bisogno di testimoni e modelli visto che a livello prossimale non ne intercettano uno che sia per loro accudente e valido, i ragazzi che si mettono in vetrina hanno capito che è l’unico modo per sfondare nel mondo del lavoro anche a costo di essere una meteora che dura l’attimo del suo passaggio, i moralisti o gli adulti che criticano tutto questo, continuano a non farsi un esame di coscienza a mio avviso necessario per avvicinarsi al dramma e alla sofferenza delle nuove generazioni.

Che il corsivo si possa parlare, poco importa alla fine, il vero dramma è che per vivere oggi bisogna inventarsi un lavoro che non c’è e questo le menti più brillanti ed audaci per fortuna l’hanno già capito, a loro la mia ammirazione.

*Psicologa e psicotaerapeuta