di Consuelo Viviana Ferragina*

Le differenze nella gestione e crescita dei ragazzi dipendono molto dalle condizioni ambientali e contestuali in cui si trovano a vivere, è ovvio che territori culturalmente ricchi offrono molte più opportunità di confronto e maturità rispetto a realtà meno agiate.

Ma non sono solo opportunità concrete a fare al differenza, c’è da aggiungere anche il contributo di mentalità aperte ed evolute sempre pronte a cogliere nel nuovo e nell’indipendenza una via di lancio e slancio per chi deve spiccare il volo.

È un dato certo che i giovani nel meridione sostano più tempo in famiglia, restano fortemente adesi al contesto protettivo che viene loro offerto da genitori e familiari che difficilmente procura quella curiosità di cercare opportunità di crescita extraterritoriale.

Alle volte è solo la disperazione che li porta ad allontanarsi senza neanche troppa convinzione dal nido sicuro, eppure questa separazione quando vissuta nel totale accordo delle parti, è foriera di una crescita esponenziale sotto tutti i punti di vista: intellettuali e psicologici.

Raramente i giovani meridionali partecipano a scambi culturali o alloggiano presso famiglie straniere per perfezionare la lingua o per apprendere nuovi sistemi di pensiero o studio, mentre al nord questa concezione di approfondimento è molto sentita e chi ne ha la possibilità, non trattiene il proprio figlio a sé ma lo proietta verso nuove realtà.

Certo per un genitore è sempre difficile separarsi da un ragazzo soprattutto quando molto giovane, la preoccupazione per le insidie fantasticate che si erigono lungo il suo percorso, è sufficiente a dare alimento costante ad un’ansia resistente anche al più bravo tra gli specialisti ma è anche vero che questo atto d’amore può permettere al futuro adulto, di avere un bagaglio umano e concettuale più ampio e vedute meno ristrette che solo un’esperienza di separazione può garantire ad ampio raggio.

Un altro importante ostacolo che si frappone tra il giovane e la sua opportunità di crescita, è spesso rappresentato dalla penuria economica del territorio: le regioni a forte produttività inevitabilmente offrono anche a livello scolastico budget superiori da investire per viaggi oltralpe e talvolta continentali per cui l’esperienza si arricchisce solo lì dove la moneta gira e viene reinvestita con criterio logico sulle strutture territoriali che offrono servizi funzionanti.

Quindi tirando le linee di un bilancio provvisorio al meridione non si va al di là del proprio confine perimetrale e questo esista spesso in una forte stagnazione della fascia medio-giovane nei luoghi natii che non offre grandi occasioni di crescita o confronto, mentre al settentrione vuoi per una serie di combinazioni fortunate, le discrete gestioni economiche permettono alla stessa fascia di raccogliere più esperienze accrescendo così anche la propria autostima.

Non è un caso che al sud la sopportazione è figlia di una mentalità volta “al tirare a campare” che poco si poggia su un’equilibrata percezione del proprio valore personale, per cui si tende ad accettare anche l’inaccettabile pur di sopravvivere mentre difficilmente fa presa questo concetto nelle regioni settentrionali dove la sopravvivenza non viene mai vista come una buona esistenza.

Se si riuscisse a fare un cambio di mentalità forse pure le risorse verrebbero ridistribuite diversamente ma questo immobilismo del sud è ormai storico e inamovibile, sembra voler a forza combaciare con la sua stessa identità e il destino di chi nasce in questi territori aridi di opportunità, è sempre parzialmente segnato all’origine a meno che qualche adulto illuminato non decida che il sommo bene di un figlio non coincida col proprio egoismo e allora sì che lì la speranza può crescere e il futuro avanzare in modo meno impervio.

*Psicologa-psicoterapeuta