di Consuelo Viviana Ferragina*

Sono solo detti popolari quelli che mettono sullo stesso piano il valore dei figli, la verità però è ben diversa, per certi versi anche un po’ amara; no, i figli non sono tutti uguali, spesso il trattamento che viene loro riservato è del più diverso possibile, toccando alle volte anche punte di profonda ingiustizia.

È un fatto che purtroppo è sotto gli occhi di tutti, perchè in ogni famiglia c’è il cosiddetto “cocco di mamma o papà”, a meno che non si è figli unici, spesso ci si confronta con il valore maggiorato di un fratello o di una sorella rispetto al proprio e la cosa grave è che non c’è niente da fare, questa disparità resta nonostante l’impegno o l’abnegazione mostrate nella vita.

Perchè accade?

Non c’è un motivo preciso, accade semplicemente perchè si è diversi e i genitori essendo prima di tutto esseri umani e poi rivestendo il ruolo, sono fatti di pregiudizi e gusti che li inclinano verso una tendenza o un’altra, per questo può capitare che un figlio possa essere trattato in modo impari o valutato erroneamente.

Certo non dovrebbe accadere ma purtroppo succede e non c’è molto da fare perchè come diceva Einstein “è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio”, formula da cui si intuisce molto bene quanto forti e resistenti siano le idee alla flessibilità e quanto sia pericoloso affezionarcisi.

Non sono infrequenti invidie e rivalità in famiglie così costituite dove anche solo la percezione individuale di essere considerati di minor valore, acuisce il risentimento verso il fratello o la sorella.

L’equilibrio come sempre si gioca sull’imparzialità e non è facile esserlo quando si ha a che fare con individualità tanto diverse o con generi così diversi.

Gli obiettivi che una famiglia si dovrebbe dare, dovrebbero andare nella direzione di un’equità che permette di dividere esattamente nello stesso modo beni ed affetti, eppure molto spesso si fallisce, si fallisce anche senza volerlo, anche in buona fede, dando sempre qualcosa in più ad uno e qualcosa in meno all’altro.

Ovviamente questo non è scevro di conseguenze, si genera astio e risentimento in quantità superiore a quanto ci si aspetterebbe, intere famiglie si smembrano per l’esibizione di comportamenti che accrescono spaccature tra la prole, altre invece si ricompattano per lo stesso motivo favorendo il rientro del membro penalizzato all’interno del nucleo, questo però avviene solo quando la disparità è percepita come rimprovero/punizione per qualcosa di fatto o detto che è andato contro il sistema familiare stesso.

Quindi non è vero che “Ogni scarrafone è bell a mamma soja”, anzi ce ne sono alcuni che sono proprio brutti e come tali vengono trattati, non è una regola fissa ovviamente.

Quando il clima che si respira tra le mura domestiche è sereno ed equilibrato, perchè coadiuvato da persone altrettanto in equilibrio, tutto questo non avviene, quando invece avviene il contrario siamo di fronte ad una disfunzionalità le cui origini vanno ricercate in uno scarso accordo della coppia genitoriale, perchè c’è anche questo da aggiungere: l’accordo che si vive in qualità di genitori con la controparte favorisce o meno l’esibizione di disparità tra i figli, per cui se si dialoga su obiettivi comuni e si guarda alle persone con occhio umano scevro di aspettative o progetti, si riesce anche ad inquadrare in modo più obiettivo la persona nelle sue potenzialità e nei suoi desideri, spesso si fallisce perchè si ragiona secondo i propri di desideri senza considerare che un figlio magari per sé ha tutt’altri progetti.

*Psicologa-psicoterapeuta