ROMA – “Nel contesto italiano, in cui la vaccinazione sta procedendo ma non ha ancora raggiunto coperture sufficienti, la diffusione di varianti a maggiore trasmissibilità può avere un impatto rilevante se non vengono adottate misure di mitigazione adeguate”. È la principale riflessione che emerge dalla nuova indagine rapida condotta dall’Istituto superiore di Sanità e dal ministero della Salute, insieme ai laboratori regionali e alla Fondazione Bruno Kessler.

“Mentre la variante inglese è ormai ampiamente predominante- si legge nella nota- particolare attenzione va riservata alla variante brasiliana, la cui prevalenza è rimasta pressoché invariata rispetto alle precedenti survey”.

Dunque nell’attuale scenario europeo e nazionale, caratterizzato dalla emergenza di diverse varianti, è “necessario- dicono gli esperti- continuare a monitorizzare con grande attenzione, in coerenza con le raccomandazioni nazionali ed internazionali e con le indicazioni ministeriali, la circolazione delle varianti del virus SARS-CoV-2”. Al fine di contenerne e attenuarne l’impatto è infine importante “mantenere l’incidenza a valori che permettano il sistematico tracciamento della maggior parte dei casi”, concludono.

ISS: IN ITALIA VARIANTE INGLESE IN CRESCITA, È A 91,6%

In Italia al 15 aprile scorso la prevalenza della ‘variante inglese’ del virus Sars-CoV-2 era del 91,6%, in crescita rispetto all’86,7% del 18 marzo, con valori oscillanti tra le singole regioni tra il 77,8% e il 100%. Per quella ‘brasiliana’ la prevalenza era del 4,5% (0%-18,3%, mentre era il 4,0% nella scorsa survey), mentre le altre monitorate sono sotto lo 0,5%, con un singolo caso della cosiddetta ‘variante indiana’ e 11 di quella ‘nigeriana’. È quanto emerge dalla nuova indagine rapida condotta dall’Istituto superiore di Sanità e dal ministero della Salute, insieme ai laboratori regionali e alla Fondazione Bruno Kessler.

L’indagine, si legge nella nota, integra le attività di monitoraggio di routine e “non contiene quindi tutti i casi di varianti rilevate, ma solo quelle relative alla giornata presa in considerazione”. Per l’indagine è stato chiesto ai laboratori delle Regioni e Province autonome di selezionare dei sottocampioni di casi positivi e di sequenziare il genoma del virus, secondo le modalità descritte nella circolare del ministero della Salute dello scorso 15 aprile. Il campione richiesto è stato scelto dalle Regioni/PPAA in maniera casuale fra i campioni positivi garantendo una certa rappresentatività geografica e se possibile per fasce di età diverse. In totale, hanno partecipato all’indagine le 21 Regioni/PPAA e complessivamente 113 laboratori.

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