di Nicolò Rubeis e Marco Sacchetti

MILANO – Una terapia shock per le case pubbliche a Milano, con il passaggio a MM di tutto il patrimonio regionale Aler, “in ritardo” di ristrutturazione in media di “tre anni su cinque”. È l’affondo lanciato su Regione Lombardia dall’assessore all’Urbanistica di Milano e capolista Pd alle amministrative Pierfrancesco Maran, in una lunga intervista alla ‘Dire’ dove fra le altre cose colloca M5s all’opposizione della giunta Sala anche dopo la probabile vittoria elettorale del centrosinistra.

“Parliamo tanto di riqualificare le periferie- spiega Maran- ma i problemi rimangono nei quartieri popolari di proprietà pubblica, dove ci sono case gestite da Palazzo Marino in capo a Mm che hanno fatto dei miglioramenti e poi ci sono quelle di Aler, in mano alla Regione. Se non sono capaci troviamo un accordo con il quale queste abitazioni vadano al Comune”.

Maran marcia con gli scarponi chiodati contro l’azienda regionale, anche perché- protesta l’amministratore dem- non è giusto che le responsabilità dei disservizi ricadano su Palazzo Marino: “Giambellino, via Gola, San Siro, una parte del Corvetto. Sono tutte situazioni critiche che spettano a Regione Lombardia. Tutti pensano che le responsabilità siano del sindaco Giuseppe Sala ma non è così. Noi ci stiamo prendendo delle colpe per una cosa che dovrebbe fare la Regione”.

Anche lo stesso sindaco Giuseppe Sala aveva proposto di creare una società ad hoc per tutte le case popolari di Milano, non persuaso fino in fondo dalla doppia amministrazione. Ma Maran va oltre, assicurando che il Comune è pronto a prendere in mano la gestione: “Lo dici una, due, tre volte- attacca l’assessore- secondo me bisogna superare questa situazione”. Un accordo del genere “toglierebbe anche una scusa ad Mm dove ti dicono che sono meglio di Aler. Ma il nostro obiettivo è che tutti i milanesi vivano bene, anche se sono in case della Regione, non può essere una scusa questa qui”.

L’assessore sveste poi i panni dell’amministratore per assumere quelli del capolista Pd. E detta una linea che terrà sulle spine Giuseppe Conte e il suo progetto di ridisegno al nord del movimento. Il M5S, qualora a Milano dovesse essere riconfermato il sindaco Giuseppe Sala, comincerà il mandato all’opposizione? “Suppongo di sì. Layla Pavone non la conosciamo abbastanza. Ognuno fa la sua strada, poi durante il mandato vediamo se ci saranno delle sinergie. La politica sulle alleanze ha senso che sia costruita e non fatta a pezzi perché poi devi anche governare dopo le elezioni”.

A Milano “era francamente difficile” trovare un accordo con i pentastellati, insiste Maran. “Abbiamo iniziato il mandato con loro che protestavano per la costruzione della metropolitana. Non solo non erano in linea con noi, ma nemmeno con le politiche ambientali in cui credono i milanesi”. E l’arrivo di Conte? “Staremo a vedere- frena Maran- magari è un cambio con cui si possono trovare affinità ma improvvisare scelte è sempre sbagliato. Mantenere le identità in politica “è importante”, specie perché “nelle visioni diverse puoi trovare dei punti di contatto senza dover fare un mischione opportunistico da cui Milano ha saputo stare a distanza”.

Secondo il capolista Pd, convinto che i dem in città saranno “sopra il 26%”, se il Movimento a Milano non ha realmente mai attecchito “uno dei motivi è che in 10 anni non abbiamo mai avuto episodi corruttivi in Comune”. Dunque, “il mantra ‘onestà-onestà è stato praticato con l’idea che non fosse un obiettivo finale ma un prerequisito per fare bene. Questo ha tolto l’acqua ai pentastellati”.

Quanto alla profonda trasformazione urbanistica della città, che il Covid ha solo rallentato ma non sospeso, l’assessore rassicura sul futuro delle palazzine Liberty all’ex Macello, mentre a Porta Genova, nella corsa al riassetto degli scali ferroviari in vista delle Olimpiadi 2026, forse “l’obiettivo di dismettere la ferrovia va rivisto e aggiornato”. Dopo il bando separato andato deserto a luglio per le palazzine la proposta di Redo (la società che già il giorno dell’assegnazione dell’ex Macello si era detta interessata alle Palazzine, tramite le parole del Ceo Fabio Carlozzo) “non è ancora stata formalizzata”, ma potrebbe arrivare in autunno, annuncia Maran. “Va visto se sarà l’unica o se ce ne saranno delle altre”. La svolta è venuta dal bando Reinventing cities proprio all’ex Macello dove nascerà il nuovo campus dello Ied (Istituto di design, ndr) con case e affitti calmierati per 1.200 famiglie e studenti, più della somma di City Life e Porta Nuova.

Ora che però si sa come diventerà l’ex Macello “è più facile per tutti fare proposte”, spiega Maran, come per le palazzine “che sono un bene vincolato e devono essere ristrutturate. Quindi ha senso impostarle verso una vocazione sociale coerente con il progetto futuro dell’ex Macello che potrebbe essere legato all’agroalimentare dell’Ortomercato o all’università sapendo che lì ci sarà il campus dello Ied”.

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