ROMA – Il curriculum vitae è il primo biglietto da visita per un candidato che si appresta a occupare una determinata posizione lavorativa. Creare un cv efficace e accattivante può, dunque, essere decisivo per il processo di selezione. Cercare lavoro in questa fase storica è particolarmente difficile. Tuttavia bisogna giocarsi le proprie carte a partire dalla stesura del proprio curriculum vitae. Per questo proponiamo cinque consigli utili da seguire che potrebbero servire per persuadere il selezionatore.

DIVERSIFICARE IL CURRICULUM VITAE

Diversificare il curriculum vitae è la parola chiave. Non bisogna commettere l’errore di presentare a diversi selezionatori lo stesso documento. Il cv deve essere modificato in base alla posizione lavorativa desiderata e tenendo anche conto della particolarità dell’azienda. Presentarlo, dunque, con vesti grafiche differenti può essere un passaggio decisivo che potrebbe contribuire a dare valore alle competenze del candidato. Produrre, quindi, un curriculum con infografiche creative, utilizzando dei software ad hoc, ad esempio Adobe Illustrator, può permettere al candidato di dimostrare una certa padronanza delle nuove tecnologie comunicative. Utilizzare programmi di grafica per il curriculum vitae, inoltre, dà la possibilità di essere il più sintetici possibile, riuscendo a inserire formazione, istruzione ed esperienze lavorative all’interno di una sola pagina.

RIDURRE LE INFORMAZIONI SCRITTE

Presentare troppe informazioni scritte non è mai un buon biglietto da visita. Anzi potrebbe annoiare il selezionatore che dovrebbe dedicarci più tempo in termini di lettura e soprattutto non riuscirebbe a individuare nell’immediato le abilità del candidato. Produrre contenuti sintetici e schematici è un consiglio da non sottovalutare e, inoltre, consente al selezionatore di cogliere sin dalla prima pagina del cv il profilo del candidato. Scrivere troppe pagine di curriculum può, quindi, generare l’effetto indesiderato. Anziché farlo apparire come un documento ricco ed esaustivo in termini di informazioni, c’è il rischio di renderlo pesante e poco accattivante. Occorre, inoltre, evitare di parlare attraverso luoghi comuni. Se si vuole comunicare di essere abili nel lavoro di squadra, non usate l’espressione ‘team player’ ma ‘propenso a lavorare in squadra’. Il rischio, infatti, è quello di dare comunicazioni vuote e prive di un significato concreto.

ALLEGARE AL CV UN PORTFOLIO

Il curriculum ha lo scopo di convincere il selezionatore. Nel documento, dunque, vanno inseriti degli esempi concreti che possano far capire al potenziale datore di lavoro cosa si è in grado di fare dal punto di vista pratico e quali competenze e abilità si possiedono. Non bisogna, dunque, mai essere troppo generici ma occorre sostanziare quello che è stato fatto in passato anche attraverso scalette schematiche. Per questo motivo è consigliabile allegare al curriculum vitae un portfolio in cui racchiudere i propri progetti, spiegandoli nel dettaglio, elencando il lavoro svolto e gli scopi raggiunti.

FOCALIZZARSI SUI RISULTATI

Più che dilungarsi sulle mansioni svolte è maggiormente utile focalizzarsi sui risultati ottenuti. Può essere decisivo illustrare gli obiettivi raggiunti grazie a un progetto collettivo oppure raccontare quale apporto è stato dato per raggiungere un determinato risultato. Più che la qualifica al selezionatore, dunque, interessa l’efficacia del risultato perseguito. Nella presentazione dei risultati non fa mai male sottolineare le skills che appartengono al candidato. Fare riferimento a competenze comunicative o ad abilità fondamentali per il lavoro di squadra non è mai un errore. Ognuno, sul lavoro, può misurare il proprio impatto ed è proprio questo che va comunicato sul cv, facendo attenzione ad usare numeri, percentuali e quanto utile in termini statistici per rafforzare i vostri concetti.

MAI RACCONTARE BUGIE NEL CV

Scrivere bugie sul cv può essere controproducente. Dichiarare una competenza che non appartiene al candidato può essere un’arma a doppio taglio. Qualora si dovesse essere selezionati, infatti, ci potrebbe essere il rischio di essere messi alla prova proprio su quella abilità che in realtà non appartiene al candidato. Dichiarare una abilità non veritiera potrebbe rallentare, una volta selezionato, l’inserimento lavorativo. Esagerare con le competenze linguistiche, ad esempio, potrebbe comportare dei potenziali rischi per un candidato.

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